GLI SMALTI D’ORO E D’ARGENTO
Anche la produzione di smalti d’oro e d’argento è rimasta sostanzialmente immutata dall’antichità ad oggi. Il primo utilizzo di vetri dorati si ebbe verso il III sec. d.C. a Roma con dei dischi aurei incassati nelle pareti dei loculi delle catacombe.
L’impiego delle tessere si ebbe più tardi verso il IV-V sec. d.C., per divenire solo in epoca bizantina e fino ala fine del medioevo un elemento caratteristico. Il procedimento di fabbricazione è cambiato nel tempo. I romani usavano applicare una sottilissima foglia d’oro a freddo fissandola con delle resine organiche al fondo e alla cartellina, una pellicola di vetro sottilissimo serviva da protezione. I bizantini invece posavano questa preziosa lamina metallica su una lastra di fondo opportunamente inumidita e la ricoprivano con un sottile strato di vetro in polvere, alla fine fondevano il tutto in modo tale da ottenere una massa vetrosa compatta. Questo metodo venne migliorato dai maestri vetrai veneziani nel XIV sec..
Essi usavano far aderire la lamina d’oro alla lastra di fondo con la chiara d’uovo, quindi la ricoprivano con un sottile strato di vetro e la rimettevano a cuocere nel forno con un peso sopra in modo che aderisse perfettamente. Attualmente a livello artigianale gli smalti vengono prodotti applicando ad umido la foglia d’oro su di una lastra di vetro di circa 8-10 mm che funge da sostegno e che viene poi introdotta in forno ricoperta da una sottile pellicola di 0,8-1 mm di vetro fuso. Nell’industria moderna il metodo più usato consiste nell’applicare la lamina su un cilindro cavo di vetro molto sottile, che funge da cartellina, preventivamente bagnato con acqua distillata. Questo viene poi sovrapposto, dal lato della foglia, alla piastra di fondo e messo in forno. Quando, per effetto del calore, la cartellina di distende sulla piastra, viene estratta dal forno e pressata con un rullo metallico. Attualmente, per ottenere varie tonalità d’oro o d’argento vengono colorati sia la cartellina che il vetro di fondo.


