Il materiale vetroso utilizzato nella fabbricazione delle tessere è il risultato della fusione e del successivo raffreddamento di una miscela di silice, fondenti e , per colorare, ossidi metallici. La qualità delle materie prime impiegate, il loro giusto dosaggio e il corretto raffreddamento del composto determinano la proprietà di non scheggiarsi al taglio, di mantenere inalterati il colore e la brillantezza nel tempo, di non presentare bollicine e striature sulla superficie. La pasta vitrea opaca colorata è composta per il 70% da silice, sabbia purissima nella quale la presenza di impurità di ferro non deve superare il 2%, e la restante parte di sostanze vetrificanti, fondenti, stabilizzanti, affinanti, fluidificanti, coloranti e opacizzanti. Infatti la temperatura di fusione del vetro si aggira sui 1700°C., ma aggiungendo all’impasto le sostanze chiamate fondenti, costituite carbonato di potassio o di sodio, o più spesso da ossido di piombo, si riesce ad abbassare la temperatura di fusione intorno ai 1300°-1400° C. La presenza di fondente rende la pasta più lavorabile ma al tempo stesso riduce la resistenza dello smalto all’attacco dell’umidità; per questo si rende necessaria l’aggiunta dello stabilizzante che ha la funzione di ridurre al minimo questi fenomeni. Nella composizione del vetro si devono inoltre aggiungere gli opacizzanti per rendere la massa vetrosa non lucida , in genere essi sono composti da ossidi metallici ( una volta si utilizzava l’anidride solforosa ottenuta dalle ceneri delle osa ) e gli affinanti utilizzati per migliorare l’impasto facilitando la fuoriuscita delle bollicine di gas e costituiti da anidride arseniosa e nitrato sodico. Per colorare lo smalto si aggiungono in genere ossidi metallici come l’ossido di cobalto per il blu, l’ossido rameico per il verde, l’ossido rameoso per il rosso e quello di zinco per il bianco. A seconda del tipo di colorante impiegato, della temperatura di fusione e delle condizioni di cottura, la pasta vitrea assume tinte diverse. Le materie prime vengono polverizzate, mescolate e portate a fusione entro appositi forni intermittenti del tipo a crogiolo, molto simili a quelli utilizzati nell’antichità. A fusione avvenuta, la massa viscosa viene lasciata raffreddare fino alla temperatura di lavorazione di 900° C., si versa quindi su un piano metallico e si schiaccia con una pressa o un rullo. Si ottengono così delle piastre di forma rotondeggiante dette pizze dello spessore di1-2 cm. E con un diametro che varia dai 15 ai 30 cm. Queste vengono fatte raffreddare molto lentamente in speciali forni di ricottura fino a raggiungere temperatura ambiente. Il tempo necessario per questa operazione varia a seconda dello spessore delle piastre e del tipo di impasto da 3 a 12 ore ed è molto importante perché riduce al minimo le tensioni interne alla massa vetrosa evitando così che si verifichino sfaldamenti e scheggiature durante il taglio della tessera.



